home Arredamento I giardini giapponesi zen tradizionali possono avere giochi d’acqua?

I giardini giapponesi zen tradizionali possono avere giochi d’acqua?

Il giardino giapponese tipico è uno dei simboli del giappone e della sua filosofia. I giardini del sol levante solitamente sono di quattro tipi:

1) Karesansui

2) Roji

3) Kaiyu-shiki-teien

4) Tsubo-niwa

Pare che i primi giardini giapponesi veri e propri siano nati nell'isola di Honshū, al centro del Giappone; generalmente cercano di riprodurre aspetti del paesaggio di vario tipo, tramite la riproduzione in scala di laghi, spiagge pietrose, cascate, ruscelli, cime vulcaniche; raccolgono in sé diversi tipi di alberi e fiori, ricercano le proprie radici filosofiche nella religione shintoista giapponese.

Gli amanti della cultura giapponese conosceranno sicuramente il "karesansui", il così detto "giardino secco". Si tratta brevemente di un giardino caratterizzato dalla mancanza d'acqua ma dall'insieme di paesaggi di rocce e piante; l'acqua infatti viene rappresentata da ghiaia o sabbia, cambiando la loro struttura e posizionamento per dare forme tipicamente riconducibili all'acqua, ad esempio la simulazione delle onde. Questo tipo di giardini nacquero nel periodo Heian (794-1185), all'interno dei giardini dei nobili di Kyoto, tuttavia pare che l'acqua fosse presente in questi giardini, che vedevano il karesansui inserito solo in una parte degli stessi. Saranno poi i monaci buddisti a isolare il karesansui e ricondurlo a modello singolo e indipendente di giardino. La comodità di questo modello di giardino che ne decretò la grande popolarità fu proprio la possibilità di evitare l'approvigionamento idrico, non sempre facile da trovare.

Esempi famosi di giardini karesansui sono il santuario Shitennō-ji a Osaka, il santuario Daitoku-ji, il giardino di Ginkaku-ji.

Quindi i giardini tradizionali giapponesi autentici sono privi di acqua?

Assolutamente no! Infatti in Giappone sono molto popolari ben altre tipologie di giardini oltre che quelli secchi: l'abilità di raccogliere i punti emozionali della natura e riproporli in forma scalare al visitatore è infatti proporzionale al rapporto di questa terra con la spiritualità e l'acqua. Se nei karesansui infatti si utilizzano le pietre per simboleggiare l'acqua e simulano le onde (portando quindi spiritualmente l'acqua dove prima non c'era) nei giardini giapponesi tradizionali è sempre presente un corso d'acqua. Questo è anche per giustificare, nel simbolismo buddista, l'opposizione tra yin e yang, rappresentati rispettivamente dalle pietre e dall'acqua. Nei giardini interni degli edifici o dei negozi o, perché no, domestici, questo dualismo viene riproposto con l'utilizzo di fontane zen (ovviamente le fontane zen moderne sono prevalentemente elettriche) in prossimità delle "strutture" secche.

Nei giardini zen veri e propri, e dove sia possibile anche in quelli interni, secondo la simbologia giapponese l'acqua dovrebbe entrare da est o dalla zona a sud-est, in quanto, almeno secondo il Sakuteiki, deve scorrere dalla parte opposta rispetto alla casa del seiryu, una divinità a forma di drago verde originaria della Cina e adottata anche in Giappone. L'ovest inoltre è la casa della divinità dell'est, la "Tigre bianca". Il Sakuteiki consiglia infine di usare l'acqua per riprodurre scenari di vario genere, fra cui quello "oceanico", dove si associa l'acqua a delle rocce consumate, quello "fluviale" dove si cerca di far scorrere l'acqua "similmente a un serpente" costruendo un apposito corso d'acqua e infine lo stile detto "dello stagno" dove l'acqua è accompagnata da numerose piante acquatiche; uno stile molto famoso nei giardini zen è poi appunto quello "classico della montagna" dove l'acqua scorre a cascata fra le rocce. Può capitare, nei giardini più grandi, che in mezzo all'acqua siano costruite anche delle isole, che si usano per rappresentare la casa degli otto immortali mitologici cinesi; un esempio di isola in giardino zen è quello di Kōraku-en, a Tokyo.