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Salute dei denti e alimentazione: perché “senza zuccheri aggiunti” non basta

Confezione anonima di bevanda alla frutta accanto a un bicchiere, uno specchietto dentistico e un modello di dente

Nell’Unione europea la tabella nutrizionale dichiara gli zuccheri totali, mentre non è obbligatorio separare gli zuccheri aggiunti o quelli liberi. Per ragionare su salute dei denti e alimentazione, questa differenza lessicale è sostanziale: la dicitura “senza zuccheri aggiunti” descrive una caratteristica regolamentata del prodotto, ma non misura da sola l’esposizione della bocca a zuccheri e acidi.

Un prodotto può rispettare il claim e contenere comunque zuccheri liberi secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Può inoltre essere acido, appiccicoso oppure consumato a piccoli sorsi per molto tempo. L’etichetta va quindi letta in più punti, senza attribuire alla frase sul fronte un significato odontoiatrico che non possiede.

Salute dei denti e alimentazione: le tre parti dell’etichetta che non vanno confuse

La confezione distribuisce le informazioni tra denominazione dell’alimento, messaggi facoltativi, lista degli ingredienti e dichiarazione nutrizionale. Questi elementi rispondono a domande diverse. Nessuno, isolatamente, permette di stabilire per quanto tempo denti e placca saranno esposti al prodotto.

Il fronte: che cosa afferma davvero il claim

“Senza zuccheri aggiunti” non equivale a “senza zuccheri”, né necessariamente a “senza zuccheri liberi”. In termini generali, il claim indica che non sono stati aggiunti monosaccaridi, disaccaridi o altri alimenti impiegati per le loro proprietà dolcificanti. Se nel prodotto sono naturalmente presenti zuccheri, questa presenza non scompare dalla tabella nutrizionale.

La distanza rispetto al lessico dell’OMS emerge soprattutto con miele, sciroppi, succhi, spremute ed estratti di frutta. La definizione di zuccheri liberi comprende infatti sia quelli aggiunti dal produttore, dal cuoco o dal consumatore, sia quelli naturalmente presenti in questi ingredienti. Di conseguenza, una bevanda a base di succo può non avere zucchero aggiunto e contenere ugualmente zuccheri classificati come liberi secondo l’OMS. Le distinzioni tra zuccheri totali, aggiunti e liberi sono ricostruite in un approfondimento che richiama le definizioni di EFSA e OMS.

Il claim non è dunque falso quando rispetta le condizioni previste: è più circoscritto di quanto possa suggerire una lettura frettolosa. Non esprime un giudizio sulla carie, sull’erosione dello smalto o sulla frequenza di consumo.

La lista degli ingredienti: quantità relativa, non bilancio degli zuccheri

Gli ingredienti sono indicati in ordine decrescente di peso. I primi hanno quindi un peso maggiore nella formulazione rispetto a quelli collocati in fondo, salvo le precisazioni e le eccezioni previste per alcune categorie. Questa sequenza aiuta a capire se ai primi posti compaiono, per esempio, succo, concentrato, miele, sciroppo o saccarosio.

L’ordine non fornisce però la quantità complessiva di zuccheri e non separa automaticamente quelli naturali da quelli aggiunti. Uno zucchero può anche presentarsi attraverso ingredienti con nomi diversi, ma non è corretto dedurre la quota esatta dalla sola posizione nell’elenco. La disciplina europea delle informazioni alimentari e il rapporto tra lista degli ingredienti e dichiarazione nutrizionale sono illustrati in una spiegazione pratica dell’etichetta regolata dal Regolamento UE 1169/2011.

Per la bocca conta anche la forma fisica dell’alimento, informazione che la lista suggerisce solo in parte. Un ingrediente zuccherino inserito in una matrice solida e consumata durante un pasto non produce necessariamente la stessa esposizione di una bevanda bevuta lentamente, anche quando la quantità dichiarata per porzione fosse simile.

La tabella nutrizionale: “carboidrati” e “di cui zuccheri”

Nella dichiarazione nutrizionale, “carboidrati” è la voce più ampia; “di cui zuccheri” riporta gli zuccheri semplici presenti nel prodotto, siano essi naturali o aggiunti. È quindi la voce da consultare per conoscere la concentrazione complessiva dichiarata, di solito espressa per 100 grammi o 100 millilitri e, quando riportato, per porzione.

Quella cifra non rivela però l’origine degli zuccheri. Gli zuccheri del latte, quelli contenuti nella frutta intera e quelli di uno sciroppo concorrono alla stessa voce, pur non coincidendo sempre con la categoria OMS degli zuccheri liberi. La tabella risponde alla domanda “quanti zuccheri totali sono presenti?”, non a “quanti ne sono stati aggiunti?” né a “quale sarà l’effetto sui denti?”.

Anche la porzione richiede cautela. È utile per stimare quanto si assume, ma non descrive il comportamento reale: una bottiglia può essere consumata in pochi minuti oppure sorseggiata per un’intera mattinata. La quantità resta la stessa; cambia il tempo durante il quale la bocca viene ripetutamente esposta.

Il dato assente dall’etichetta: il tempo in bocca

La carie non deriva dalla semplice presenza della parola “zuccheri”. Entrano in gioco la disponibilità di carboidrati fermentabili, l’attività dei microrganismi della placca, la risposta della saliva, l’igiene orale e la ripetizione delle occasioni di consumo. Il saccarosio è considerato particolarmente favorevole ai processi cariogeni perché può contribuire alla formazione di glucani, all’adesione batterica e alla permanenza della placca e degli acidi. Questo non consente, però, di prevedere l’esito per il singolo dente partendo da un ingrediente.

La frequenza modifica l’esposizione. Consumare una bevanda in un’occasione circoscritta e berla a piccoli sorsi per un periodo prolungato non sono modalità equivalenti per l’ambiente orale. Nel secondo caso si rinnovano più volte il contatto con zuccheri e, se presenti, con gli acidi della bevanda. Un riscontro divulgativo sul contatto prolungato di succhi e bevande zuccherate segnala proprio il possibile sostegno alla demineralizzazione e all’indebolimento dello smalto.

Acidità e zuccheri non sono sinonimi. I batteri della placca possono produrre acidi metabolizzando substrati fermentabili; una bevanda già acida può invece mettere alla prova lo smalto anche indipendentemente dal claim sugli zuccheri. Per questo una versione senza zuccheri aggiunti, o persino senza zuccheri, non è automaticamente neutra rispetto all’erosione dentale. L’etichetta nutrizionale ordinaria, inoltre, non riporta una misura dell’acidità utile a stimare questo effetto.

La consistenza aggiunge un’altra variabile. Alimenti adesivi o residui che rimangono più facilmente tra i denti possono prolungare localmente il contatto; i liquidi, al contrario, non sono necessariamente innocui se vengono sorseggiati di continuo. Non esiste quindi una regola affidabile secondo cui “solido” significhi sempre peggiore e “liquido” sempre migliore: contano ritenzione, frequenza e modalità di assunzione.

Una grammatica più prudente per leggere la confezione

Davanti a un prodotto con il claim “senza zuccheri aggiunti”, la denominazione chiarisce che cosa si sta acquistando; la lista degli ingredienti mostra quali componenti hanno maggiore peso relativo; la voce “di cui zuccheri” quantifica gli zuccheri totali. Il confronto tra questi tre punti permette di riconoscere, per esempio, una bevanda priva di saccarosio aggiunto ma basata su succo o concentrato e quindi non necessariamente priva di zuccheri liberi.

La lettura resta incompleta finché non si considera l’uso concreto. Una porzione consumata durante un pasto, uno snack adesivo ripetuto più volte e una bevanda acida tenuta a lungo a contatto con i denti descrivono esposizioni differenti, anche se il fronte della confezione usa la stessa frase rassicurante.

Il claim orienta, ma non assolve il compito dell’etichetta completa e non sostituisce la modalità di consumo. Per stimare con prudenza ciò che accade in bocca servono insieme composizione, quantità, acidità presumibile, consistenza e tempo di contatto: “senza zuccheri aggiunti” resta un’informazione sul prodotto, non un certificato di sicurezza per i denti.

Da leggere anche: Come migliorare la salute dei denti senza falsi miti su spazzolamento e sbiancamento

di Chiara Marozzi

Una donna dallo spirito libero, stravagante e talvolta di alta manutenzione. Amo ridere e far ridere anche gli altri. Bloggo per divertimento, ma il blogging può anche essere un lavoro se vuoi che lo sia.

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